Carpe diem
"Ah...la vita...a volte tutto sembra difficile e triste, ma basta osservare nel profondo e all'improvviso è un incanto!"
venerdì, 27 novembre 2009

C'è che il passato, a volte è un rifugio certo. Non è come l'illusione, il rimpianto, non è un "se", o un "forse". E' la certezza. Forse l'unica. Ed è così semplice abbandonarvisi, così piacevole, così necessaio, a volte. E fa così male.

La verità è che scriverò di giorni migliori, ma questa notte, ancora, il mio pensiero va all'ingiustizia del destino. E al suo abbraccio. Che non riavrò.

Scritto da: ichbin alle ore 22:24 | link | commenti | Categoria:
venerdì, 20 novembre 2009

"Dimmi, quand'è stata l'ultima volta che sei stata davvero felice?" Elisabeth inarcò le sopracciaglia. Poi l'espressione si distese. Provò a nascondere l'imbarazzo dietro un sorriso appena accennato e fu lieta che le luci del bar ostacolassero la vista del colorito acceso che intanto le bruciava le guance. Jess era il solito. Pensò. Sapeva leggerle il cuore, nel bene e nel male. Dietro il sorriso malizioso che l'aveva affascinata dal primo incontro nascondeva un animo da eterno bambino. Quello che l'aveva fatta innamorare. Era lo stesso che aveva lasciato anni prima. Quando il freddo di Londra l'aveva accolta gelandole il cuore. In quegli occhi scuri, così profondi, aveva trovato serenità. Aveva scoperto il piacere di fermare il tempo, sperimentato la spensieratezza che poteva derivare da una semplice chiacchierata, il desiderio di essere semplicemente lì dove si è. Insieme. In quegli occhi scuri aveva provato la vita. Guardandoli schiudersi ad ogni respiro. Ed è un sogno, un mistero affascinante, una magia che non si può spiegare, come un dettaglio, alle volte, così insignificante, come una persona -una persona, a dirlo è semplice, ma pensiamo solo un istante a quante persone esistano al mondo, e a come una sola persona ci faccia quest'effetto- possa regalare tanto. Ma quegli stessi occhi avevano tormentato le sue lunghe notti insonni, durante il soggiorno. Provava come un rifiuto, per quelle sere, ora che tutto sembrava cambiato. "Sei tornato, Jess...". "Non sono mai andato via."

Da bambina Elisabeth sognava di conoscere il mondo. La vita la affascinava. Non la capiva. Ogni suo piccolo aspetto si presentava come oscuro e misterioso ai suoi occhi ingenui. E, come accade per ogni cosa da cui si ci sente estranei, la desiderava profondamente.

Jess fu una ventata d'aria fresca. Ora era tornato. Jess. Sussurrava il suo nome. Non riusciva a crederci.

Ma la vita è strana. Desideri conoscerla. Rincorri la felicità. Ti chiedi cosa sia. Secondo quali logiche credi sempre che i momenti passati siano quelli che ti hanno reso felice. Indaghi i meandri dell'inconscio. Ne esci un po' sconfitto. Sempre. Ma arricchito, più sicuro. Poi qualcosa sfugge alle logiche che con fatica hai costruito. E quello lo chiami destino. Perchè così hai sentito definirlo da altri. Perchè hai bisogno di dargli un nome. Diamo un nome ad ogni cosa, perchè quel "qualcosa" non dovrebbe averlo? Quel "qualcosa" che ogni tanto ci frega.

"He needs you! Please come home...Please give him a chance. Give yourself a chance. There's something you need to know. Come home. I'm asking you just one day of your life. I'm asking you to come here, for just one day, and believe me, anything won't be the same...Yours, Michelle" Elisabeth lesse d'un fiato le poche righe e lasciò cadere il foglio tra le pieghe del letto. Ricordò la fuga da Londra. Ricordò il perchè. Non voleva tornare indietro. Non adesso. Ora che aveva di nuovo Jess al suo fianco e tutto sembrava cambiato...

Scritto da: ichbin alle ore 18:35 | link | commenti | Categoria:
domenica, 15 novembre 2009

Immobile, accarezzo il silenzio dei miei perchè. Il mondo brulica. Io sono paralizzata dall'impotenza. La consapevolezza di dover abbandonare tutto il male che mi ha avvelenato il cuore non riesce a concretizzarsi nelle mie azioni. Resto qui, in balia del mondo che deride questa fragilità.

Stringo i denti e sento scivolare via la mia stessa anima. Vola lontana verso spiagge immaginarie. Raggiunge il suo volto e lo accarezza. Gli da sicurezza. Cancella i suoi timori.

E' come un pugnale di ghiaccio.

Sapere che non ci sarà un domani, per noi. Che è tutto nella mia mente. E che non diverrà realtà. I giorni che avrei voluto trascorrere in sua compagnia, lontani da questo frastuono, lontani da ogni problema. Liberi di vivere un momento davvero nostro.

Questo rancore che ora porto nel cuore mi uccide.

Questa non sono io. Io amo profondamente, incondizionatamente. Io conosco la dolcezza di uno sguardo complice. Io so amare senza rancori. E allora perchè ora porto questo peso nel cuore? Di cosa sono colpevole?

E' la troppa ingenuità. Forse.

Basta chiedersi perchè. Basta rincorrere un'idea. Ora la vita mi sta chiedendo di reagire agli scherzi del destino. Mi sta chiedendo di svegliarmi da queste illusioni di cui vivo. Le illusioni che mi rendono felice forse più di quanto riesca a fare qualunque altra persona in carne e ossa ora mi stanno uccidendo. Mi privano ogni cosa. Manca l'aria qui. Manca il respiro. Mancano le parole. Ho bisogno di far entrare ossigeno.

Forse è stata colpa mia. Forse ho commesso errori di cui ora non so rendermi conto.

O forse è semplicemente così che doveva andare.

Ora non mi è dato sapere. Posso solo ricordare, e fare di questo dolore una nuova forza per affrontare il mondo. Per sconfiggere la paura di sbagliare. La forza di riprendere quei fogli e rileggere i capitoli della mia vita. La forza di scriverne uno nuovo.

Di ricominciare una nuova storia.

E allora, c'era una volta...

Scritto da: ichbin alle ore 19:45 | link | commenti | Categoria:
lunedì, 09 novembre 2009

Le vere soddisfazioni arrivano solo quando hai lottato. Gratuite, non hanno effetto. Non ti inebriano di quell'euforia che poi diventa quasi una droga. Ti lasciano solo un sorriso di gratitudine verso il destino. Il caso, la Divina Provvidenza, chiamiamola come vogliamo. Quel che è certo è che non porta il nostro nome. E quel sorriso svanisce presto, portando con se quel po' di autostima che credevamo di aver guadagnato, ma che in realtà ci era solo stata offerta per farcene sentire il vuoto quando poi sarebbe sfumata.

Ma quando abbiamo lottato davvero, abbiamo sofferto, ci siamo bruciati il cuore per raggiungere uno scopo, e finalmente siamo giunti a destinazione, allora possiamo dirci soddisfatto davvero...

Ecco, questo, in poche righe, è ciò che sto per fare.

Lottare, per me stessa.

 

Scritto da: ichbin alle ore 11:10 | link | commenti (1) | Categoria:
mercoledì, 04 novembre 2009

Novembre ha fatto così il suo trionfante ingresso, silenzioso, puntuale, nel calendario di questo anno tanto significativo, preannunciandone la fine imminente. Due mesi e lo scocco di un'ennesima mezzanotte di "fuoco"  segnerà l'avvento di un percorso di speranze, il continuo di strade intraprese in precendenza, in realtà, ma con un nuovo spirito di iniziativa, una nuova volontà di "ricominciare", ed io realizzo che queste pagine, e tutte quelle iniziate e poi cestinate in questi mesi, hanno saltato troppi pezzi della mia vita. Il 2009 è stato l'anno in cui la grande crisi è esplosa macroscopicamente, in cui il "Change, Yes We Can Believe In" americano ha risollevato il morale al mondo, e la coronazone di un sogno le cui radici erano profondamente ancorate tanto alla storia moderna quanto alle ambizioni ed i valori antichi ha ridato il sorriso a quanti si sentivano persi in un mare di domande a cui solo un forte ottimismo fondato su reali intenzioni e possibilità, piuttosto che battute gratuite e valori di "facciata", avrebbe potuto far fronte. E' stato l'anno che a richiamato molti avvenimenti passati. Un anno che ci ha portato a riflettere e mettere in discussione molto del nostro "quotidiano", e molto di ciò in cui crediamo, non si sa se per convinzione o per induzione "forzata". Ma non è qui il luogo adatto a elencarli...

Il 2009 è sato l'anno del mio diploma. Il coronamento di un percorso che mi ha portato ad una maturazione intima e marcata. Ho vissuto intensamente le emozioni che l'adolescenza ha portato. L'amicizia determinante nella vita in modo quasi "malato", l'amore intenso e passionale per qualcuno che non avrebbe ricambiato, ma a cui sarei rimasta legata e che avrebbe costituito una sorta di "metro di valutazione" per tutti i successivi rapporti, nel bene e nel male. Il rifiuto di questo amore. La volontà di sfuggirvi, di non ricadere in situazioni considerate erronee. E poi il desiderio di farne ancora, di errori. Il desiderio di mettersi in gioco ancora, ma in modo diverso, cambiando le carte in tavola. La volotà di ribaltare tutto. Di sfondare mura costruite inutilmente per difendersi da fantasmi del passato. Il tentativo di avvicinare ancora i cocci di una famiglia nel frattempo in frantumi. La delusione da parte dei genitori. La comprensione che l'amore dei genitori è quello che nessun altro potrà mai donarti. E questo trsacende ogni forma di giustizia umana. L'incapacità di ricambiare. Le delusioni degli amici. Quella maturità che ogni tanto fa male. Il desiderio di sbagliare per affermare la propri ingenua "immaturità". L'illusione che sia possibile. La volontà di non crescere, la paura di non farcela. Il senso di inadeguatezza. Ma anche la gioia di sentirsi coccolata. L'abbandono totale di ogni certezza che potenzialmente dolorosa. Le speranze riposte nel futuro prossimo. I sogni in cui credere sempre e comunque. Le piccole vittorie. Le grandi conquiste. E poi....Il cambiamento. Quello che un giorno, quando ti alzi, ti fa capire che qualcosa è finalmente lontano, ma che ti lascia anche un piccolo graffio a cuore, e una lacrima sul viso. Quello che però ti fa sorridere, in fin dei conti, ed è il sorriso che nessuno ti potrà mai togliere, quello lì. E' quel sorriso che ti porti dentro e ti da la forza di sbagliare sul serio, per imparare, stavolta. Non più per sperare, per illudersi. Ma per crescere. Perchè di quel sorriso, arriva un giorno, che ne diventi schiavo. E non c'è uomo o donna al mondo che possa intromettersi tra te e ciò che sei. Non c'è persona che ti possa sdoppiare il cuore. Che ti possa spingere a rinnegare i tuoi stessi sentimenti. C'è un mondo di cui vuoi far parte, ad ogni costo, ma di cui non vuoi essere schiavo, per nulla al mondo. Qul giorno,in quel sorriso, nascondi il segreto di tutto. Lì dove gli altri si chiedono cosa ci sia da ridere, proprio lì si schiude lo scrigno del tuo cuore. Comprendi che il segreto è buttarsi a capofitto in quello che ci fa stare bene, e restare se stessi, sbagliare e rischiare una critica che ferisce, ma portare un graffio con coraggio e a testa alta, come segno di vittoria. Perchè sei ancora qui. E non hai rinunciato. E non ti sei fatta cambiare. Hai vissuto. Sei cresciuta. Porti tutto dentro, e lo esterni quando serve.

Rileggi le pagine della tua vita e sorridi per ciò che eri, perchè ha posto le basi di ciò che sei, ed un giorno ti aiuterà a capire ciò che sarai.

Ecco cosa è cambiato. Ecco cosa il MIO 2009 è stato. La fine di un percorso, l'inizio di un nuovo giorno. Quel sorriso che il mondo non può cancellare...

Scritto da: ichbin alle ore 20:57 | link | commenti (1) | Categoria:
martedì, 27 ottobre 2009

Siamo troppo distanti. Incapaci ad amarci, troppo onesti per odiarci. Eppure, semplicemente, distanti. Le mie parole ti hanno ferito, le tue azioni mi hanno spiazzata. Ed ora cosa ci resta? Il ricordo di un desiderio. Nient'altro che un desiderio. 

Ricordo ancora il tuo sorriso sincero, gli occhi curiosi, quella voglia che ti si leggeva dentro di conoscermi, nel profondo. Guardandoti ora, mi appare un'altra persona. E capisco di essere io stessa a vedere diversamente. Non ho più gli occhi ingenui di chi spera sempre in un cambiamento, ma quelli cinici di chi ha capito quanta cattiveria possa nascere anche nella ricerca di un amore puro.

Ecco perchè siamo distanti. Non ci apparterremo mai davvero. Cammineremo guardandoci negli occhi, sfiorandoci i pensieri, con un grafio al cuore che nessuno sanerà, ma di cui qualcuno renderà certamente sopportabile il dolore. E ci aggrapperemo a questa persona, la stringeremo a noi sperando di cullare la malinconia che ogni tanto ci prenderà con il sorriso sincero di chi ci ama. Ci prenderà, quella malinconia, perchè siamo fatti così. E siamo fatti allo stesso modo. E questo ci ha illusi che le cose sarebbero andate per il meglio. Affini eppure incompatibili. Non ci apparterremo. Questa è la realtà.

Non posso che accettarlo. Andare avanti. Dirti addio.

Così torno a scrivere, un po' arrugginita, e con un blocco che non so come superare. Ma torno a scrivere, e questo mi fa sentire ancora me stessa.

Scritto da: ichbin alle ore 10:54 | link | commenti | Categoria:
lunedì, 14 settembre 2009

Si chiude così un altro capitolo della mia vita. Ascolto il silenzio di questa stanza, e non mi fa più paura. Vorrei ancora che quel telefono squillasse ed il suo nome apparisse sul dispaly, come per magia mi aprirebbe il cuore ancora, mi regalerebbe quell'istante di pura felicità che forse solo l'illusione di un desiderio realizzato può donare. Ma il tempo fa ciò che deve. Allevia le ferite. Anestetizza il dolore, e ti getta tra le braccia di chi finalmente, nonostante tutto, riesce a strapparti un sorriso.

Sento svanire il suo ricordo. Lascio che le sue parole scompaiano nel caos in cui sono immersa. Mi permetto il lusso di relegare la sua immagine in un angolino della mia mente, perchè non faccia male.

Sono come addormentata.

Vivo la mia vita da spettatrice. Aspetto che qualcosa risvegli la mia anima. Assopita.

Ed intanto un'altra vita si intreccia alla mia...

Scritto da: ichbin alle ore 00:23 | link | commenti | Categoria:
venerdì, 28 agosto 2009

E' giunto il momento di cambiare le carte in tavola. Di lasciarmi alle spalle il passato, non più per selta, bensì per necessità..

E' giunto il momento di cacciare fuori i denti. Di trovare una forza che forse non ho mai avuto...

La mia è sempre stata una famiglia molto presente. Sono grata a tutti loro per avermi sostenuta nelle mie scelte, giuste o sbagliate che fossero, per avermi trasmesso la passione per la cultura, per aver cercato di trasmettermi anche la forza che li caratterizza, quella forza che serve ad andare avanti anche quando il mondo ti ringa contro, e cerca di morderti. La forza che percepisco in loro ogni giorno, ma che non sono certa di avere. E' nel mio stesso essere troppo sensibile, troppo sognatrice, troppo poco concreta, troppo idealista, troppo me stessa che comprendo di mancare proprio di ciò che mi sarebbe necessario ora, la loro forza. Proprio quella che ora mi permetterebbe di impormi di fronte alle innumerevoli e fastidiose parole che si agitano tra le mur adi questa casa. Parole che provano a convincermi, a sostenermi, a disilludermi, a cambiarmi. Sono parole belle, anche quando feriscono. Ma sono pur sempre parole. Ed ora ho bisogno di fatti...

Sono sempre stata certa che sarei andata via da questo piccolo paesino, da qusta cultura oramai soffocata dall'ignoraza, per rincorrere le mie ambizioni, per cercare altrove ciò che qui non sono riuscita a trovare.

Crescendo ho capito che era me stessa che stavo cercando. E ritrovandomi, comprendendo davvero chi sono e cosa voglio da me stessa, ho assaporato anche il piacere di vivere in pace con ciò che mi circonda, attenunado la mia voglia di evadere, ed aggrappandomi alle poche certezze che ho scoperto di avere: la mia famiglia, i miei amici sinceri...

Ora potrei andare via, e lasciare qui entrambi, per rincorrere un sogno. Uno dei tanti.

La domanda è: il gioco vale la candela?

Così mi fermo ad ascoltarli.

Mi sostengono, vorrebbero tutti il meglio per me. Ma mandarmi via sarebbe un dolore per loro, nonchè una difficoltà. Lo farebbero, perchè ne varrebbe la pena. E' un'ottima università. Mi aprirebbe delle porte.

Poi arriva la fatidica domanda: "Ma tu ne sei convinta davvero?"

Se me l'avessero fatta un mese fa, neppure un anno, solo un mese, non avrei avuto dubbi. "Certo", avrei risposto. Ma ora quel "certo" mi si è stretto in gola. E sono rimasta lì ferma, a costo di far sembrare tutto un banale capriccio da bambina, e ho risposto tremando "Si, ma se anche dovessi restare qui non mi dispiacerebbe più..."

Cosa ne sarà di questo parlare quando il mondo avrà invaso le mie giornate, con le sue presunte certezze, con la sua fame di tempo e spazio, ed il suo bisogno di concretezza? Ci sarà ancora spazio per me?

 

Scritto da: ichbin alle ore 12:51 | link | commenti | Categoria:
mercoledì, 22 luglio 2009

Si distese sull'erba con gli occhi alti al cielo. Elisabeth aveva una gran voglia di vedere Jess. Chiuse gli occhi al sole che le coloriva il volto opaco, e ne respirò il calore. Nel buio dei suoi pensieri le immagini presero forma come spinte dalla magia di quegli odori, e composero un involucro di pellicola cinematografica tra le speranze che ancora animavano la sua mente. Elisabeth si sentì sfiorare dal respiro dell'amato proprio quando un soffio di vento le scompose i capelli, e fu percorsa da un brivido di memoria.

Schiuse gli occhi quando il cielo bruciava il suo arrivederci. Era la promessa della luna.

Si sollevò con calma e ricompose il vestito sgualcito dal breve riposo. Una mano le si strinse in vita con estrema delicatezza. Riconobbe il tocco, la presa dolce e sicura. Abbassò istintivamente lo sguardo, pronta a voltarsi, ma con rapidità maestra le braccia forti scivolarono via per riprendersi attorno al suo collo.

Forse sognava. Non poteva essere vero. La realtà era ingannevole. Le speranze avevano tessuto una tela di sogni attorno alla vita, e non si riuscivano più a distinguere le maglie. L'intreccio era troppo fitto per essere sciolto.

Eppure quel tocco era reale.

Poteva intuirne la consistenza. Poteva sentire il pulsare delle vene sotto quelle mani, ed il battere del cuore su quel petto amico che ora le si stringeva accanto.

Schiuse gli occhi e si ritrovò immersa nei suoi occhi. Jess era lì, accanto a lei.

 

Scritto da: ichbin alle ore 18:33 | link | commenti | Categoria:
domenica, 05 luglio 2009

E' inutile chiedere, inutile spiegare, inutile aspettare. Non capirete. Voi con le vostre certezze, con i vostri sogni spezzati, con la paura di non farcela. Non capirete che questa mia vita ha già troppo. Troppo successo. Troppa perfezione. Qual'è la gioia della perfezione?

Io voglio godermela, fino infondo. Io non conosco mezze misure. I miei sogni voleranno alti fino alla fine, sfidando l'impossibile. Sono i miei sogni, non le vostre certezze. Non capirete.

E' tutto perfetto. E' tutto magnifico. Le strade si aprono qui davanti ai miei occhi, mille portoni aspettano di essere varcati.

Eppure io mi rifugio in quell'angolo di malinconia. Io voglio l'emozione. Io voglio sentirla.

Il brivido di un istante. Non di un giorno, non di tutta una vita. Ma di un istante. Un istante. E tutto cambia..

Scritto da: ichbin alle ore 00:37 | link | commenti | Categoria:
Chi Sono
Utente: ichbin
Cerco di essere sempre me stessa, di migliorarmi ogni giorno, di vivere la vita attimo per attimo, senza mai fermarmi troppo...eppure ogni tanto mi perdo ancora...

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Dire addio alle persone che amo. Gli ultimi sguardi. Piangere. Sentirmi a disagio. Far sentire a disagio.
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La pizza
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Fumare dopo il caffè. Scrivere. Rivedere vecchi amici e scoprire che non sono poi cambiati. Osservare il tramonto sul mare. Lasciarmi andare tra le braccia di chi amo. Sorridere ed osservare lo sguardo innamorato di chi lo apprezza. Andare a letto soddisfatta. Rialzarmi sorridendo. Rivedere un posto dove hai lasciato qualcosa di te. Sentirmi amata.I miei amici sinceri e la mia famiglia. La vita.
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